La Balsamita

Tra le piante medicinali presenti nell’”Orto medico” allestito all’interno dell’Ospedale di Santa Maria Nuova spicca un’erba amara dal profumo irresistibile. È la Balsamita, una menta acquatica dall’aroma fresco e rinfrancante.

Il nome completo della pianta è Tanacetum Balsamita, dove il primo termine, derivante dal greco “athanasia”  trasformato nel latino medievale in “tanazita” significa immortale o di lunga durata. Termine che rimanda alla lunga durata del suo fiore o all’antica credenza che la pianta contribuisse a confezionare elisir di vita eterna.

Balsamita

Tra i nomi volgari con cui la pianta è ricordata ci sono anche quelli di “Erba di San Pietro” o di “Erba della Bibbia”. Il primo dovuto al periodo di fioritura della pianta, intorno al 29 giugno, giorno in cui si festeggia San Pietro; il secondo derivante dall’abitudine dei monaci di utilizzare le foglie di questa pianta come segnalibro durante la lettura e lo studio della Bibbia.

Il profumo davvero delizioso e corroborante la rende invece nota per svariati utilizzi. La sua dolce freschezza la rende ricercata come aroma per i dolci: caramelle e gomme da masticare.

Nell’Ottocento, la Balsamita si rende invece protagonista nella realizzazione di un celebre preparato per la cura dei disturbi femminili: l’ “acqua antisterica” (dal greco hystéra = utero). Diluita nell’acqua e bevuta a piccoli sorsi oppure semplicemente inalata, con il suo profumo era di aiuto alle signore assillate da nausee e svenimenti, causati il più delle volte dall’utilizzo dei corsetti stretti.

Vieni  ad ammirarla e godere del suo profumo. L’accesso all’Orto medico, all’interno del “Chiostro delle Medicherie” è libero.

Restaurato il busto di Angelo Nespoli

Dopo un veloce intervento di restauro, è tornato al suo posto presso la “Galleria dei Busti” dell’Ospedale di Santa Maria Nuova il ritratto del medico Angelo Nespoli. L’opera in gesso fa parte dei 12 busti dedicati ai Granduchi e ai medici che hanno donato lustro all’Ospedale di Santa Maria Nuova. Una presenza importante che testimonia la grande tradizione di studio e pratica medica che si è svolta all’interno dell’Ospedale per secoli.

L’idea di  omaggiare i grandi personaggi che hanno reso celebre l’ospedale è venuta dall’opportunità di recuperare dai depositi del “Museo Galileo”, dove si trovavano custoditi, alcuni ritratti in gesso e marmo appartenenti all’ospedale. Da qui la proposta di  creare una galleria di busti all’interno del percorso museale di Santa Maria Nuova.

Purtroppo, a seguito di un danno accidentale, il busto il gesso del medico Angelo Nespoli era andato distrutto. Fortunatamente, è stato possibile recuperare i frammenti dell’opera e,  grazie ad un attento intervento di restauro, ricostruire il ritratto del celebre medico e ricollocarlo al suo posto.

Busto danneggiato
Busto Angelo Nespoli prima e dopo il restauro

Chi era Angelo Nespoli?

Fu un medico attivo nella prima metà dell’Ottocento. Studiò medicina a Pisa, si laureò nel 1807 e  l’anno dopo entrò come medico astante  (medici interni che gestivano le corsie e gli in­gressi degli ammalati) a Santa Maria Nuova. Applicava alla medicina il metodo induttivo:  fu fra i primi in Italia ad usare lo stetoscopio per la auscultazione del cuore. Aveva estrema prudenza nel sommi­nistrare farmaci, ed era molto sospetto verso l’uso indiscriminato dei salassi. Divenne  medico personale del Granduca Leopoldo II. Questi gli affidò il compito di circoscrivere l’epidemia di colera che colpì Firenze nel 1835. Nespoli eseguì perfettamente il mandato, utilizzando l’ospedale di Bonifacio (che era accorpato a Santa Maria Nuova) per isolare gli ammalati. Per il successo avuto nel circoscri­vere l’epidemia, Leopoldo II insignì Nespoli della “croce al meri­to” dell’Ordine di San Giuseppe, che costituiva l’ordine civile del Granducato.

Bentornato!

Un Ospedale… in musica!

Web RAdio

Un web radio esclusiva per l’Ospedale di Santa Maria Nuova è quanto promette il progetto WEB Radio, iniziativa proposta dalla Fondazione Santa Maria Nuova grazie alla collaborazione con il “Conservatorio Luigi Cherubini” di Firenze. Il progetto, realizzato grazie al contributo di Regione Toscana, consente di offrire – in esclusiva – all’interno dell’Ospedale un palinsesto musicale appositamente pensato in funzione  del benessere dell’ascoltatore.

La sperimentazione – unica nel suo genere – avrà inizialmente applicazione all’interno del reparto di Medicina Generale dell’ospedale fiorentino per poi estendersi su tutti gli ambienti della struttura. L’obiettivo è quello di permettere ai pazienti di godere dei benefici dell’ascolto musicale pensato appositamente per la dimensione ospedaliera e di cura.  Per questo la programmazione, ideata con il supporto di un esperto musicoterapeuta, prevede l’invito all’ascolto di tipologie musicali diverse a seconda del momento della giornata (mattino – pomeriggio – sera).  Al mattino musica classica per favorire il risveglio progressivo del paziente; il pomeriggio jazz e momenti narrativi, come racconti brevi e audiolibri,  con pause di silenzio programmato per favorire il rilassamento. La sera la programmazione si conclude con un palinsesto di musica algoritmica  appositamente selezionata.

Programmazione Web RAdio

Inserire la musica in ospedale si inserisce nel percorso di umanizzazione delle cure che da tempo la Fondazione sta portando avanti e che punta ad arricchire il concetto di cura attraverso l’introduzione dell’arte nelle sue diverse declinazioni. L’Ospedale già offre al suo interno un percorso museale che è possibile fruire anche in ottica terapeutica ed ha sperimentato nel corso degli anni l’inserimento del teatro e dell’arte nell’offerta di programmi per utenti, medici e pazienti.

Monna Tessa

Il 3 luglio si ricorda la data di morte di Monna Tessa, presenza femminile fondante e fondamentale nella storia dell’Ospedale di Santa Maria Nuova. La tradizione racconta infatti che si debba a questa umile fantesca di casa Portinari l’azione di convincimento che portò il padrone Folco a fondare l’Ospedale di Santa Maria Nuova. Folco Portinari, padre della Beatrice amata e cantata da Dante, era infatti un ricco banchiere, preoccupato di finire all’Inferno per la pratica spregiudicata di gestione dei guadagni dovuti al suo lavoro.

 

Monna Tessa e l’Ospedale di Santa Maria Nuova

Monna Tessa

Il 3 luglio 1327 moriva Monna Tessa, personaggio fondante e fondamentale nella storia dell’Ospedale di Santa Maria Nuova. Fantesca di casa Portinari, si ritiene abbia ispirato il padrone Folco a fondare l’ospedale nel 1288.

Folco Portinari, padre della Beatrice amata e cantata da Dante, era banchiere e la storia ci racconta che, timoroso di finire all’inferno a seguito della gestione spregiudicata dei suoi guadagni, si lasciò convincere a compiere un gesto importante e generoso nei confronti della città. Con la fondazione dell’Ospedale di Santa Maria Nuova egli avrebbe fatto del bene a Firenze e a se stesso, purificando l’anima in attesa della morte, che sarebbe sopraggiunta appena un anno più tardi.

Folco Portinari_Ritratto
Ritratto di Folco Portinari, Ospedale Santa Maria Nuova, Firenze

Monna Tessa, vedova di un certo Ture, bastaio, alla morte del padrone diventerà un personaggio importante per l’Ospedale. A lei si deve infatti la creazione delle Oblate, pie donne dedite alla cura delle malate dell’Ospedale: di fatto le prime infermiere di cui abbiamo notizia.

Tra le prime Oblate che si strinsero attorno a Monna Tessa ci furono alcune nobildonne dell’epoca, a  testimonianza del credito che questa umile donna aveva guadagnato nei confronti della società del tardo Duecento.

A differenza del suo padrone Monna Tessa visse a lungo. Ce lo testimonia la sua lapide sepolcrale, conservata oggi all’interno del “Chiostro delle Ossa” dell’Ospedale di Santa Maria Nuova. Nonostante non si conosca la sua data di nascita, la lastra tombale ci restituisce le sembianze di  una donna anziana, velata e  vestita di una semplice tonaca, cinta dal cordino delle terziarie francescane.

Lapide sepolcrale Monna Tessa
Lapide sepolcrale Monna Tessa, Ospedale Santa Maria Nuova, Firenze

Oggi ancora alcune suore Oblate prestano servizio come infermiere all’interno dell’Ospedale, testimoni di una tradizione al servizio del bene antichissima e operosa.

 

 

Santi Pietro e Paolo: la loro storia

Il 29 giugno si festeggiano i Santi Pietro e Paolo. I due apostoli sono ricordati insieme perché tra i più vicini a Gesù e perché martirizzati lo stesso anno (il 67 d. C) dopo aver trascorso la prigionia nello stesso luogo.

Qual è la loro storia?

Il nome originario di Pietro, umile pescatore in Galilea, era Simone. Dopo una pesca miracolosa, dedicò la sua vita a Gesù e questi ne fece la “roccia” – da cui il nuovo nome Pietro – su cui fondare la Chiesa. Arrivato a Roma intorno al 50 d.C., fu vittima delle persecuzioni contro i Cristiani ad opera di Nerone. La leggenda racconta che, durante un tentativo di fuga dalla cattura dei soldati, venne sorpreso da un’apparizione di Gesù, che gli indicò di tornare indietro e abbracciare il martirio, come di fatto avvenne. Decise di essere crocifisso a testa in giù, non ritenendosi degno di subire la stessa morte di Cristo. A Pietro è dedicata la Basilica simbolo della Chiesa e della cristianità: San Pietro.

Paolo, invece, si chiamava originariamente Saulo e proveniva da Tarso (Turchia). Inizialmente perseguitò i cristiani, ma in seguito ad un’apparizione di Gesù, sulla via di Damasco, si convertì e abbracciò in toto la fede cristiana. Giunto a  Roma, fu vittima delle persecuzioni di Nerone, a seguito delle quali vene imprigionato e martirizzato. Morì decapitato sulla via Laurentina, in una località conosciuta come Aquas Salvias. La leggenda vuole che quando cadde la sua testa rimbalzasse per 3 volte e ad ogni rimbalzo sgorgasse una sorgente. Sui luoghi delle tre fonti furono inseguito costruite tre chiese. Il corpo di Paolo fu seppellito dove oggi sorge la Basilica di San Paolo Fuori le Mura, mentre la testa è venerata nella Basilica di San Giovanni in Laterano.

Perché la data del 29 giugno?

Non sappiamo in realtà il giorno preciso della loro morte. La scelta del 29 giugno è dovuta alla trasformazione del giorno della festa di Romolo e Remo, i fondatori di Roma, in quella per Pietro e Paolo. In questo modo si è voluto simbolicamente celebrare la fondazione cristiana di Roma, cancellando le origini pagane della città.

Una bella coppia di busti dedicati a questi due santi è conservata all’interno delle sale private dell’Ospedale di Santa Maria Nuova.

Lavori in corso!

Ospedale Santa Maria Nuova, Firenze

Nel mese di giugno la Fondazione è impegnata in una serie di importanti interventi di valorizzazione del patrimonio storico artistico dell’Ospedale di Santa Maria Nuova, a Firenze.

Stiamo procedendo alla conclusione dei lavori di restauro dello scalone monumentale che dal Chiostro delle Ossa procede verso il piano nobile dell’Ospedale. La scalinata, progettata da Bernardo Buontalenti alla fine del XVI secolo, aveva accusato il passaggio del tempo… e dei passi di migliaia di persone! La pietra riportava lesioni e decine di incrinature in prossimità dei gradini e una serie di mancanze. A breve saremo in grado di concludere finalmente questo importante intervento.

“Chiostro delle Ossa” – Ospedale Santa Maria Nuova

Madonna con Bambino, Ambito fiorentino (XVI – XVII sec.)

 

Buone notizie anche per uno dei busti di medici che onorano la “Galleria dei Busti” all’interno dell’Ospedale.

Negli scorsi mesi un danno accidentale aveva frantumato il busto in gesso del medico Angiolo Nespoli (1786 – 1839), lasciano il suo piedistallo tristemente vuoto.

Ricevuto il via libera dalla Soprintendenza all’intervento di restauro, siamo ora in grado di dare l’avvio ufficiale al lavoro di recupero dell’opera e ci auguriamo di poter salutare presto l’allestimento dei busti nuovamente completo.

                      Busto Angelo Nespoli, Gesso (XIX sec.)

Come vedi, gli interventi di restauro e  manutenzione delle opere e delle strutture storiche dei nostri ospedali sono continui.

I nostri ospedali storici sono organismi fragili che devono essere preservati nella loro bellezza.

Se vuoi contribuire a manutenere e salvarne il loro patrimonio storico artistico, aiutaci con una donazione!

Per informazioni su come sostenere la Fondazione clicca qui

 

Il Giaggiolo

Ad aprile, l’appuntamento tradizionale per tutti i fiorentini è al “Giardino dell’Iris” dove poter contemplare le magnifiche e colorate distese dei fiori “ufficiali” della città. Il giglio, infatti è l’emblema della “città del Fiore”, Florentia, per l’appunto, che ha fatto di questo magnifico fiore il simbolo della propria identità.

Si dice giglio, ma in realtà si parla di Iris Florentina, pianta erbacea perenne della famiglia delle Iridacee, di colore bianco.

A Firenze, infatti, l’Iris è conosciuto come Giaggiolo (ossia color del ghiaccio) poiché il fiore della città è di fatto candido come la neve e non viola, come si potrebbe erroneamente concludere vista la presenza massiccia di fiori di questo colore diffusi nella campagna vicina a Firenze. Quest’ultimi esemplari, si identificano piuttosto con l’Iris Germanica, una specie molto più robusta che ha soppiantato del tutto la delicata Iris Florentina nella nostra città.

Il nome Iris rimanda ad una dea minore greca, personificazione dell’arcobaleno, perché vestita di “iridescenti” gocce di rugiada. Caratteristica per la quale ha regalato il suo nome all’iride mutevole dell’occhio.

Oltre ad essere bellissimo, l’Iris possiede numerose proprietà benefiche sia in ambito curativo che cosmetico.

Sono note le sue capacità espettoranti e antinfiammatorie a livello gastrico. Molto utilizzato in passato per la cura della pelle, l’estratto della sua radice (rizoma)  è utile per contrastare la secchezza e per donare freschezza e tonicità all’incarnato. Non poteva non mancare all’intreno dell’Orto medico dell’Opsedale di Santa Maria Nuova un esemplare del vero Iris Florentina, donatoci direttamente dall’Orto Botanico di Firenze a custodia della nostra tradizione.

La Melissa

Melissa, pianta

Tra le erbe perenni  che riprendono vigore negli orti e nei giardini con la bella stagione c’è la Melissa. La pianta, dalle numerose  proprietà, è largamente utilizzata per preparare “acque” e infusi benefici.

Il suo profumo e il suo aroma, leggermente agrumato, ce la tramandano anche con i nomi comuni di “erba cedrina” o “erba limoncina”. Il suo nome, invece, rimanda alla capacità di attrarre le api. Melissa in greco significa infatti “produttrice di miele”, quindi “ape”, nome con il quale è ricordata una ninfa della mitologia greca.

Melissa ricevette il compito da Era di nutrire il piccolo Zeus, nascosto dalla madre Rea sul monte Ida per salvarlo dal padre Crono, che lo avrebbe divorato insieme agli altri suoi bambini, impedendogli di diventare il re dell’Olimpo.  Di lei si invaghì anche il dio Apollo, che a causa del sentimento verso la ninfa, trascurò di guidare il “carro del sole” e per questo motivo la punì trasformandola in ape.

Il culto del miele nella civiltà cretese, trova origine dunque in questo mito.

 

ape e miele

 

Quali sono gli effetti benefici che si possono ricevere dai preparati a base di Melissa? I benefici  comprendono effetti calmanti, antispastici e digestivi. Per la sua capacità di agire sul sistema nervoso centrale, è indicata contro ansia, nervosismo, palpitazioni  e insonnia. È utile inoltre per calmare crampi e dolori addominali, combattere la nausea, trattare i capogiri e favorire la digestione, come per alleviare il mal di testa. Le buone proprietà antisettiche e antinfiammatorie, la rendono inoltre indicata come componente per contrastare le affezioni della bocca, della gola e della pelle.

Queste proprietà le hanno regalato da sempre un posto d’onore all’interno degli Orti dei Semplici, come anche negli Orti medici.

Un esemplare di questa pianta è infatti stato inserito all’interno dell’ “Orto medico” dell’Ospedale di Santa Maria Nuova, dove è possibile scoprire e toccare con mano  i segreti delle piante più utilizzate a scopi farmaceutici.

Continuità tra ospedale e territorio: un convegno sulle nuove prospettive

Venerdì 7 e Sabato 8 Novembre, presso l’Auditorium Fondazione CR Firenze (Lungarno Soderini, 21 – Firenze), si terrà il convegno “La continuità tra ospedale e territorio. Stato dell’Arte dell’Intelligenza Artificiale in medicina”, promosso – tra gli altri – dalla Fondazione Santa Maria Nuova ETS. Gli incontri verteranno sulle problematiche e opportunità offerte dalle nuove tecnologie e dall’IA nella continuità di cure per i pazienti anziani complessi sul territorio.

Di seguito, il programma sintetico delle due giornate:

VENERDì 7 NOVEMBRE

08.15 – 08.45  Registrazione dei partecipanti
08.55 – 09.00  Saluti delle Autorità
09.00- 09.30 Lettura inaugurale “Le cure integrate nell’era digitale: l’alleanza tra servizi sanitari, sociali e la persona” Prof. Marzo Inzitari (Barcellona, Spagna) – Introduce il Prof. Andrea Ungar

09.30- 10.45

SESSIONE I – “Intelligenza Artificiale”: Moderatori: Dr. Enrico Benvenuti (Firenze) – Prof. Giulio Masotti (Firenze)

10.45 – 11.15 Coffee Break

11.15 – 12.30: SESSIONE II – “Il paziente geriatrico nei diversi setting alla luce del DM77, cosa è cambiato?” Moderatori: Dr. Lorenzo Palleschi (Roma) – Prof. Mauro Di Bari (Firenze) 11.15 –

12.30 – 14.00 Pausa pranzo

14.00 – 14.30: Lettura “Gli artisti longevi e le loro opere della tarda età” – Prof.ssa Donatella Lippi (Firenze) – Introduce il Prof. Guglielmo Bonaccorsi (Firenze)

14.30 – 16.00  SESSIONE III – “Vecchi problemi e nuove soluzioni in geriatria”: Dr. Giuseppe Mottino (Prato) – Dr. Vieri Vannucchi (Firenze)

16.10-16.40  Coffee Break

16.40 – 18.00 SESSIONE IV – “Dalle grandi sindromi geriatriche alle nuove sfide”: Moderatori Dr. Niccolò Casini (Prtao) – Dr.ssa Viviana Nicosia (Orvieto)

18.00 Chiusura lavori della giornata

SABATO 8 NOVEMBRE

09.00-9.30: Lettura “L’anestesia del futuro può salvare il paziente fragile?: Prof. Stefano Romagnoli (Firenze) – Introduce Dr. Duccio Conti (Firenze)

09.30-10.30 SESSIONE I – “Pre-fragilità e malattie cardiovascolari”: Dr.ssa Grazia Panigada (Pescia) – Dr.ssa Valentina Bubba (Perugia)

10.20 – 10.50 Coffee Break

10.50-12-00 SESSIONE II – “Giovani ricercatori SIGG-SIGOT”. Moderatori: Dr. Giacomo Cinelli (Empoli)- Dr.ssa Francesca Nigro (Prato)

11.50-12.30 Tavola rotonda conclusiva “Esiste veramente una geriatria del futuro?”

Sono stati invitati: Prof. Guglielmo Bonaccorsi; Dr.ssa Rossella Boldrini; Dr.ssa Maria Teresa Mechi; Dr. Marco Nerattini; Dr. Lorenzo Roti; Dr.ssa Elisa Valdambrini; Dr. Paolo Zoppi. Conduce: Dr. Enrico Benvenuti

12.30  Chiusura del Convegno

Il convegno, a partecipazione gratuita, è accreditato ai fini ECM (crediti formativi riconosciuti n. 7.7) per le seguenti figure professionali: Medico, infermiere, Fisioterapista, Assistente Sociale, Farmacista del Sistema Sanitario Nazionale e di territorio.

San Giovanni di Dio

L’8 marzo ricorre la data di nascita e di morte di un santo davvero singolare: San Giovanni di Dio.

Fondatore dell’Ordine dei Fratelli della Misericordia di San Giovanni di Dio, comunemente conosciuti come Fatebenefratelli, è il santo patrono degli ospedali, degli ammalati e degli infermieri, dei librai e dei tipografi, nonché della città di Granada.

Qual è la sua storia?

Giovanni di Dio, al secolo Juan Ciudad, nasce in un piccolo paese del Portogallo l’8 marzo 1495 e muore a Granada l’8 marzo del 1550. Di indole inquieta sperimenta in giovanissima età numerose professioni. All’età di 8 anni abbandona la casa dei genitori e raggiunge la Spagna dove si dedica all’attività di pastore. In seguito sarà soldato tra le truppe di Carlo V, poi tipografo e  libraio nella città di Granada, sua città d’adozione.

Dopo aver ascoltato una predica di Giovanni d’Avila, si libera di tutti i suoi beni e, in piena esaltazione, viene scambiato per pazzo e rinchiuso nell’Ospedale Reale di Granada. Qui rimane colpito dal trattamento riservato ai pazienti più umili e ai malati mentali. Quando esce, accoglie in una casa in affitto i malati più bisognosi, raccogliendo elemosine al grido di “Fate Bene Fratelli!”. È il suo primo ospedale.

Supportato dalla generosità di mecenati e gente comune, colpiti dalle sue attività, fonda un secondo grande ospedale che accoglie malati, pellegrini, senzatetto e orfani.

Durante il terribile incendio che devasta l’Ospedale Reale di Granata, nel luglio del 1549, salva personalmente numerosi malati, uscendone illeso. Per questo viene festeggiato anche come patrono dei vigili del fuoco spagnoli, detti Bomberos.

Dopo la sua morte, la fama dei Fatebenefratelli dilaga in tutta Europa  e nascono numerosi ospedali. A Firenze i “Fatebenefratelli” si installano presso il Vecchio Ospedale di Santa Maria dell’Umiltà, fondato da Simone Vespucci alla fine del XIV secolo in Borgo Ognissanti, che da allora viene rinominato come “Ospedale di San Giovanni di Dio”.

La struttura, oggi dismessa, è un magnifico edificio dotato di una grande biblioteca di documentazione sanitaria (come poteva essere altrimenti?), aperto agli eventi ed alle visite.

Tutto il mese di marzo la struttura ospita una serie di conferenze dedicate alla sua storia.

Su prenotazione, ogni mercoledì mattina, è inoltre aperto alle visite guidate.

Vieni a conoscere la sua storia!

 

Premio Gambaccini IX edizione

Torna l’appuntamento con il “Premio Piero Gambaccini”, giunto quest’anno alla IX edizione.

Il bando promosso dalla Fondazione Santa Maria Nuova ETS in collaborazione con l’Azienda USL Toscana Centro e la “Philip and Irene Toll Gage Foundation”,  prevede quest’anno un premio finalizzato di €10.000.

I destinatari sono medici titolari di un rapporto di lavoro o collaborazione continuativa con l’AUSL Toscana Centro che presentino un programma integrato di aggiornamento professionalizzante in materie di loro interesse (stage, frequenza on the job, corsi universitari etc.) che permettano di apprendere nuove metodiche o sistemi di lavoro.

La finalità del premio, dedicato alla memoria dell’illustre medico e luminare, è quella di incentivare l’aggiornamento e la continuità nella formazione del personale medico dell’Azienda, permettendo il perfezionamento delle loro competenze professionali e l’aggiornamento delle metodiche di cura e di organizzazione e/o gestione del lavoro.. Il Premio privilegia l’esperienza a fini formativi presso strutture all’estero.

I candidati che intendono presentare domanda di partecipazione al bando devono allegare:

  1. Curriculum Vitae aggiornato, comprensivo di recapiti (indirizzo, e-mail e telefono cellulare);
  2. documentazione che attesti il rapporto di lavoro presso l’AUSL Toscana Centro;
  3. progetto personalizzato di aggiornamento professionalizzate orientato al perfezionamento e/o all’apprendimento di nuove metodiche o sistemi di lavoro, comprensivo di stima dei
    costi previsti dal progetto (spese per viaggio e soggiorno, eventuali quote di iscrizione,
    altro).

La valutazione dei progetti terrà conto del CV del medico presentante e della qualità, fattibilità e garanzia di realizzazione del progetto entro i limiti del contributo erogato. A parità di punteggio, sarà considerato come elemento di preferenza la sede di lavoro del professionista presso l’Ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze.

Il premio sarà assegnato ad insindacabile giudizio da parte di una commissione composta da:

  • Presidente Fondazione Santa Maria Nuova ETS;
  • Direttore Sanitario AUSL Toscana Centro;
  • Direttore Sanitario dell’Ospedale Santa Maria Nuova;
  • Rappresentante della “Philip and Irene Toll Gage Foundation”

A partire dal 27 febbraio 2026 ed entro e non oltre il giorno 27 marzo 2026, le domande di partecipazione devono essere inviate per posta al seguente indirizzo:

AUSL Toscana Centro – SOC AFFARI GENERALI – indirizzo: Via di San Salvi, 12 – Villa Fabbri – 50135 Firenze

e contestualmente inviate via PEC alla “Fondazione Santa Maria Nuova ETS” all’indirizzo: postmaster@pec.fondazionesantamarianuova.it.

 

Per ulteriori informazioni o chiarimenti, contattare la Segreteria Operativa della Fondazione Santa Maria Nuova ETS:
Dott.ssa Chiara Bartolini
055 6938374
Dal lunedì al venerdì ore 9.30 – 13.30

“In Visita al Museo”

La Fondazione Santa Maria Nuova promuove un “progetto pilota” che prevede attività per favorire il benessere dei pazienti oncologici degli ospedali dell’Azienda sanitaria.

Da tempo si è progressivamente affermata la convinzione che la fruizione dell’arte possa avere sorprendenti ricadute positive sul benessere dell’individuo. Questo assunto, suffragato da dati scientifici che attestano sensibili riduzione di disturbi da ansia e stress in occasione di esperienze legate all’arte, ha incoraggiato la costruzione di un vero e proprio percorso di “visite museali” articolate attraverso diverse tecniche di fruizione artistica e sensoriale.

Il progetto, realizzato in collaborazione con la SOS Psiconcologia dell’AUSL Toscana centro, prevede la proposta ad una selezione di pazienti, di un percorso in 3 moduli concepiti come esperienza immersiva, dove possibile, in modalità multisensoriale (vista, udito, olfatto).

Ogni proposta è ospitata all’interno del percorso museale dell’Ospedale di Santa Maria Nuova, dove i pazienti possono sperimentare un  approccio all’arte attraverso tecniche di Visual Thinking Strategies; un laboratorio olfattivo dedicato alle erbe medicinali; un’immersione musicale davanti ad un’opera d’arte guidata da professionisti del “Conservatorio Luigi Cherubini” di Firenze.

A conclusione di ogni modulo e al termine di tutto il ciclo di incontri, i partecipanti  vengono infine sottoposti a specifici questionari di valutazione.

Ogni proposta è  immersa in un contesto di accoglienza della persona con alti standard di qualità così da predisporre tutti i partecipanti ad una fruizione completa ed efficace dell’esperienza.

L’Ospedale di Santa Maria Nuova rappresenta un contesto unico all’interno del quale sperimentare l’approccio all’arte in chiave terapeutica. L’Ospedale (tra i più antichi con attività ininterrotta dall’anno della sua fondazione), già da anni ha sperimentato infatti gli effetti positivi dell’esperienza museale riservata a pubblico generico e specifico. Il progetto, che ha terminato la prima fase “pilota” e proseguirà per tutto il 2026, grazie al sostegno ricevuto dalla “Fondazione Biagioni Borgogni”.

 

Il Medico della Peste

Tra le maschere più antiche e misteriose c’è sicuramente quella del Medico della Peste. Il travestimento prevede un lungo becco adunco a coprire il volto, completato da una tunica nera molto accollata e da occhiali.  Il risultato, piuttosto sinistro, rivela effettivamente una storia che porta molto lontano dai festeggiamenti del Carnevale.

La maschera nasce in realtà come veste per la prevenzione dal contagio dei morbi e, nel dettaglio, di quello più temuto nel passato: la peste.

L’utilizzo di maschere per proteggersi dai contagi da parte dei medici era già diffuso fin dal XIV secoli. Anche se il processo che portava alla malattia risultava piuttosto misterioso, risultò abbastanza chiaro sin dall’inizio che il contatto con il corpo dell’ammalato era esso stesso un veicolo per il morbo.  A questo si aggiunse ben presto il sospetto che anche l’aria potesse essere a sua volta infettata. Ecco che si pensò ad una protezione che potesse essere il più possibile “completa”.


Il medico di re Luigi XIII di Francia, Charles de Lorme, nel 1619 mise a punto l’abbigliamento completo per la protezione dai contagi. Thomas Bartholin, invece, nel suo trattato Historiarum anatomicarum medicorum rariorum centuria ci ha lasciato forse l‘immagine più famosa di questa mschera.

Una lunga tunica nera in tela cerata, scarpe, guanti e un cappello a tesa larga di pelle. Completa il travestimento la  celebre maschera dal becco lungo e adunco, una bacchetta e degli occhiali.

L’obiettivo era evitare di avvicinarsi troppo al corpo del malato, ostacolando in ogni modo il contatto e proteggendosi (attraverso coperture idrorepellenti e lenti di vetro) da qualsiasi liquido infetto. La maschera, inoltre, permetteva di inserire al su interno profumi e piante odorose  nel tentativo di purificare e profumare l’aria inalata agendo come un filtro. La bacchetta, infine, permetteva al medico di scoprire il malato, senza toccarlo, durante la visita.

Da maschera “da lavoro” a travestimento ludico, il “medico della peste” rimane  un costume iconico e molto ricercato per festeggiare la follia del Carnevale.

Dialoghi attorno all’Arte che cura

La Fondazione Santa Maria Nuova, in rappresentanza dell’AUSL Toscana centro, ha partecipato all’evento nazionale degli Ospedali Storici Italiani “Dialoghi attorno all’Arte che cura”. Un convegno, organizzato da ACOSI (Associazione Culturale Ospedali Storici Italiani”), il 24 gennaio, presso la Scuola Grande di San Marco (Ospedale Ss. Giovanni e Paolo), a Venezia.

L’incontro ha visto una prima parte dedicata ad una serie di interventi di esperti della materia a livello nazionale e internazionale che hanno investigato il tema della fruizione artistica come veicolo di benessere psicofisico, approfondendo le caratteristiche relative alle diverse discipline artistiche: arte visiva, poesia, teatro.

"Dialoghi attorno all'arte che cura"

La seconda parte della giornata ha previsto una tavola rotonda sul tema alla quale hanno partecipato i rappresentanti degli ospedali storici portando le proprie esperienze sul tema. Tra questi, la Fondazione Santa Maria Nuova ha presentato una relazione dedicata al progetto “In Visita al Museo. Percorsi di benessere per i pazienti oncologici”.  Attività sperimentale in corso di svolgimento presso il percorso museale dell’Ospedale di Santa Maria Nuova, a Firenze, che coinvolge la Fondazione Santa Maria Nuova, la SOS Psiconcologia dell’Azienda USL Toscana centro e il Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze. L’iniziativa è resa possibile grazie al sostegno della “Fondazione Biagioni Borgogni”.

Federigo Ermanno Filippi medico d’emergenza

Il 27 gennaio 1809 nasceva  a Monte San Savino, in provincia di Arezzo, Federigo Ermanno Filippi (1809-1868) uno dei grandi medici che ha lavorato presso l’ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze. Nato in una famiglia numerosa e in difficoltà, dopo essere stato avviato agli studi in Legge, virò presto verso la Medicina, sua vera passione.

Laureatosi nel 1831 e immatricolato nel 1834, nel 1835 è già operativo durante l’epidemia di colera che colpì Livorno. In questo frangente seppe dimostrare le sue capacità tanto venne chiamato nel quartiere fiorentino di San Giovanni, quando l’epidemia raggiunse Firenze.

Nel 1842, il Granduca Leopoldo II gli agevolò la nomina a “medico aspirante ai turni” per diventare finalmente “medico ordinario” nel 1848.

Potremmo dire che Filippi si distinse come medico d’emergenza.

Nel 1854, di fronte a una nuova epidemia che colpì il Firenze, tornò infatti ad occuparsi di colera come direttore del Lazzaretto nel vecchio convento della Nunziatina. L’esperienza maturata sul campo e il talento medico che seppe dimostrare lo rendono anticipatore di alcune intuizioni notevoli nel campo della prevenzione.

Filippo Pacini, preparato per il microscopio contenente il Vibrio cholerae, 1854 (Università di Firenze, Museo di storia naturale)

 

Filippi sosteneva infatti la natura contagiosa della malattia, diversamente dal grande medico Maurizio Bufalini, e invitava a prevenirne la diffusione, mirando, se non a eradicarla, almeno a “insterilirle al più possibile lo sviluppo”, con migliori norme igieni­che nelle abitazioni, nella collettività e nell’alimentazione.

Proprio per i meriti acquisiti e l’impegno nel fronteggiare le numerose epidemie, fu insignito della cittadinanza fiorentina (lui era aretino) da parte della Civica Magistratura di Firen­ze nel novembre 1856.

L’Ospedale di Santa Maria Nuova ha inserito il suo busto nella galleria di ritratti allestita all’interno del percorso museale dell’Ospedale.

Nuove visite al Serristori di Figline

Continuano le visite guidate al nuovo percorso museale dell’Ospedale Serristori di Figline!

A partire da gennaio e fino a giugno, ogni mese è prevista una visita alla scoperta dell’ospedale storico di Figline. Il programma delle visite è il seguente:

  • sabato 13 giugno, ore 10.30
  • mercoledì 8 luglio, ore 20.30
  • mercoledì 5 agosto, ore 20.30
  • sabato 12 settembre, ore 10.30
  • sabato 10 ottobre, ore 10.30
  • sabato 14 novembre, ore 10.30
  • sabato 12 dicembre, ore 10.30

Fondato nel 1399 grazie ad un lascito di ser Ristoro, ricco notaio della famiglia Serristori, l’Ospedale della Ss. Annunziata si sviluppava nella piazza centrale della città fino al 1890, quando venne trasferito nell’attuale sede di Villa San Cerbone. Il percorso partirà dal Chiostro delle Conchiglie, “pantheon” della storia dell’ospedale e della famiglia Serristori, proseguirà nella piccola Chiesa per raggiungere, infine, il gioiello dell’ospedale: l’antica Spezieria cinquecentesca.

Per partecipare  è richiesta una donazione a partire da €5 a partecipante. La prenotazione è obbligatoria, e può essere effettuata scrivendo a info@fondazionesantamarianuova.it o chiamando il numero 055 6938688 (lunedì – venerdì, in orario 09.00 – 14.00).

Vi aspettiamo!

Il Riso: antico scrigno di virtù

È il cereale più coltivato al mondo e sfama più della metà della popolazione globale. Il riso è uno degli alimenti più antichi e attorno alla sua coltivazione si sono sviluppate alcune delle civiltà  leggendarie.

Le prime tracce di utilizzo di riso selvatico risalgono a 15000 anni fa nel continente asiatico mentre a 7000 anni fa si attesta la presenza del riso coltivato. Nel 5000 A.C. raggiunge l’India, mentre l’arrivo di questo cereale in Europa lo si deve ad Alessandro Magno nel quarto secolo Avanti Cristo. Nella Roma antica era conosciuto, ma utilizzato a scopo terapeutico piuttosto che alimentare, come decotto per pazienti facoltosi.

In Italia la nascita della risicoltura è ammantata nel mistero: forse introdotta dagli Arabi intorno all’anno 1000 in Sicilia, avviata dagli Aragonesi a fine Trecento a Napoli oppure portata dai mercanti veneziani. La massima diffusione in Italia la si avrà però nella Pianura Padana, dove le piantine di riso trovarono habitat ideale alla loro crescita.

Giovanni Spolverini, Azienda agricola

 

Naturalmente il riso è anche un nobilissimo concentrato di virtù.

Fra tutti i cereali, è uno degli alimenti più completi dal punto di vista nutrizionale. È altamente digeribile, privo di glutine, ricco di carboidrati complessi per energia, vitamine del gruppo B, minerali (ferro magnesio, potassio) e nella varietà integrali, fibre e antiossidanti.

È benefico per la regolarità intestinale e la salute cardiovascolare e… nelle infinite applicazioni in cucina buonissimo!

Vieni a scoprire la sua storia e le sue virtù!

 

Il Cavolo: umile e portentoso

Cavolo

Cavolfiore, Cappuccio, Verza, di Bruxelles, Nero, Rapa… quante varietà esistono di cavolo! Pianta della vasta famiglia Crucifere (Brassica Oleracea) ha dominato le nostre tavole nel medioevo.

A questa pianta dalle insospettabili qualità è dedicato il secondo incontro del ciclo di conferenze “La salute nel Piatto”, mercoledì 21 gennaio (pore 17.00) presso l’Ospedale di Santa Maria Nuova (Salone Martino V”.

Semisconosciuto agli antichi Egizi, era noto invece a Greci e Romani e finirà per essere introdotto in Europa dal popolo celtico. Il cavolo è una pianta invernale, che – in passato – ha consentito di sfamare contadini e i ceti più umili per la caratteristica di essere ricco di fibre e saziante. La poca considerazione che lo ha accompagnato nel corso dei secoli ha fatto sì che al cavolo fossero intitolati infiniti “modi di dire”, tutti incentrati sul suo valere “poco o nulla”: “non valere o non contare un cavolo” (non contare nulla); non me ne importa un cavolo” (non me ne importa affatto); “non capisce un cavolo” (non capisce niente); “col cavolo!” (neanche per sogno!).

Bartolomeo Bimbi (1648 – ) “Cavolfiore e rapa prodigiosi” (Museo di Storia Naturale – Università degli Studi di Firenze)

Eppure l’umile cavolo è un superfood dalle proprietà portentose. Ricco di vitamine  A, B, C e K , carotenoidi e sulforafano, è un alleato della giovinezza cellulare per la sua capacità di combattere i radicali liberi e proteggere dalle degenerazioni tumorali.

La ricchezza di Calcio, Magnesio e Fluoro lo rendono inoltre prezioso per la salute delle ossa, pelle e capelli.

Il Magnesio, Potassio e antiossidanti naturali ne fanno infine un valido alleato per il cuore, il controllo della pressione e il buonumore.

Tanti motivi per conoscerlo meglio e poterlo apprezzare sempre di più nella nostra dieta. Vi aspettiamo!

 

Appuntamento con… l’arancia!

Mercoledì 14 gennaio, alle ore 17.00, presso l’Ospedale di Santa Maria Nuova (Salone Martino V), primo appuntamento con gli incontri dedicati all’alimentazione.

Si inizia con la regina dell’inverno: l’arancia. Frutto bello, amato e salutare, la cui storia si perde nella notte dei tempi.

Originario dell’Asia, l’arancio fu ufficialmente portato in Europa nel XV secolo grazie ai traffici marittimi portoghesi, ma testi antico-romani rivelano che era già conosciuto nel I secolo. I Portoghesi, quindi avrebbero solo provveduto a riscoprirlo, ma la denominazione portogallo identifica ancora il frutto in molti paesi e in numerosi dialetti italiani resiste ancora questo nome. La dizione arancia deriverebbe invece dal persiano. Attualmente l’arancio è il frutto più diffuso al mondo!

Quali sono le sue proprietà?

Parafrasando un famoso detto potremmo affermare che “chi trova un arancio trova un tesoro”. Cento grammi di frutto contengono infatti:

L’arancia è fonte ricchissima di vitamina C da cui deriva la sua funzione importante di antiossidante, antinfiammatoria e protettiva del sistema immunitario. Tra le molte virtù anche quelle di limitare la glicemia e di controllare i livelli di colesterolo.

Sullo sfondo rimane il suo gusto delizioso e il profumo della sua  buccia e dei suoi fiori, virtù celebrate in pasticceria e nella tradizione dolciaria mediterranea.