Il Giaggiolo

Ad aprile, l’appuntamento tradizionale per tutti i fiorentini è al “Giardino dell’Iris” dove poter contemplare le magnifiche e colorate distese dei fiori “ufficiali” della città. Il giglio, infatti è l’emblema della “città del Fiore”, Florentia, per l’appunto, che ha fatto di questo magnifico fiore il simbolo della propria identità.

Si dice giglio, ma in realtà si parla di Iris Florentina, pianta erbacea perenne della famiglia delle Iridacee, di colore bianco.

A Firenze, infatti, l’Iris è conosciuto come Giaggiolo (ossia color del ghiaccio) poiché il fiore della città è di fatto candido come la neve e non viola, come si potrebbe erroneamente concludere vista la presenza massiccia di fiori di questo colore diffusi nella campagna vicina a Firenze. Quest’ultimi esemplari, si identificano piuttosto con l’Iris Germanica, una specie molto più robusta che ha soppiantato del tutto la delicata Iris Florentina nella nostra città.

Il nome Iris rimanda ad una dea minore greca, personificazione dell’arcobaleno, perché vestita di “iridescenti” gocce di rugiada. Caratteristica per la quale ha regalato il suo nome all’iride mutevole dell’occhio.

Oltre ad essere bellissimo, l’Iris possiede numerose proprietà benefiche sia in ambito curativo che cosmetico.

Sono note le sue capacità espettoranti e antinfiammatorie a livello gastrico. Molto utilizzato in passato per la cura della pelle, l’estratto della sua radice (rizoma)  è utile per contrastare la secchezza e per donare freschezza e tonicità all’incarnato. Non poteva non mancare all’intreno dell’Orto medico dell’Opsedale di Santa Maria Nuova un esemplare del vero Iris Florentina, donatoci direttamente dall’Orto Botanico di Firenze a custodia della nostra tradizione.

La Melissa

Melissa, pianta

Tra le erbe perenni  che riprendono vigore negli orti e nei giardini con la bella stagione c’è la Melissa. La pianta, dalle numerose  proprietà, è largamente utilizzata per preparare “acque” e infusi benefici.

Il suo profumo e il suo aroma, leggermente agrumato, ce la tramandano anche con i nomi comuni di “erba cedrina” o “erba limoncina”. Il suo nome, invece, rimanda alla capacità di attrarre le api. Melissa in greco significa infatti “produttrice di miele”, quindi “ape”, nome con il quale è ricordata una ninfa della mitologia greca.

Melissa ricevette il compito da Era di nutrire il piccolo Zeus, nascosto dalla madre Rea sul monte Ida per salvarlo dal padre Crono, che lo avrebbe divorato insieme agli altri suoi bambini, impedendogli di diventare il re dell’Olimpo.  Di lei si invaghì anche il dio Apollo, che a causa del sentimento verso la ninfa, trascurò di guidare il “carro del sole” e per questo motivo la punì trasformandola in ape.

Il culto del miele nella civiltà cretese, trova origine dunque in questo mito.

 

ape e miele

 

Quali sono gli effetti benefici che si possono ricevere dai preparati a base di Melissa? I benefici  comprendono effetti calmanti, antispastici e digestivi. Per la sua capacità di agire sul sistema nervoso centrale, è indicata contro ansia, nervosismo, palpitazioni  e insonnia. È utile inoltre per calmare crampi e dolori addominali, combattere la nausea, trattare i capogiri e favorire la digestione, come per alleviare il mal di testa. Le buone proprietà antisettiche e antinfiammatorie, la rendono inoltre indicata come componente per contrastare le affezioni della bocca, della gola e della pelle.

Queste proprietà le hanno regalato da sempre un posto d’onore all’interno degli Orti dei Semplici, come anche negli Orti medici.

Un esemplare di questa pianta è infatti stato inserito all’interno dell’ “Orto medico” dell’Ospedale di Santa Maria Nuova, dove è possibile scoprire e toccare con mano  i segreti delle piante più utilizzate a scopi farmaceutici.

Continuità tra ospedale e territorio: un convegno sulle nuove prospettive

Venerdì 7 e Sabato 8 Novembre, presso l’Auditorium Fondazione CR Firenze (Lungarno Soderini, 21 – Firenze), si terrà il convegno “La continuità tra ospedale e territorio. Stato dell’Arte dell’Intelligenza Artificiale in medicina”, promosso – tra gli altri – dalla Fondazione Santa Maria Nuova ETS. Gli incontri verteranno sulle problematiche e opportunità offerte dalle nuove tecnologie e dall’IA nella continuità di cure per i pazienti anziani complessi sul territorio.

Di seguito, il programma sintetico delle due giornate:

VENERDì 7 NOVEMBRE

08.15 – 08.45  Registrazione dei partecipanti
08.55 – 09.00  Saluti delle Autorità
09.00- 09.30 Lettura inaugurale “Le cure integrate nell’era digitale: l’alleanza tra servizi sanitari, sociali e la persona” Prof. Marzo Inzitari (Barcellona, Spagna) – Introduce il Prof. Andrea Ungar

09.30- 10.45

SESSIONE I – “Intelligenza Artificiale”: Moderatori: Dr. Enrico Benvenuti (Firenze) – Prof. Giulio Masotti (Firenze)

10.45 – 11.15 Coffee Break

11.15 – 12.30: SESSIONE II – “Il paziente geriatrico nei diversi setting alla luce del DM77, cosa è cambiato?” Moderatori: Dr. Lorenzo Palleschi (Roma) – Prof. Mauro Di Bari (Firenze) 11.15 –

12.30 – 14.00 Pausa pranzo

14.00 – 14.30: Lettura “Gli artisti longevi e le loro opere della tarda età” – Prof.ssa Donatella Lippi (Firenze) – Introduce il Prof. Guglielmo Bonaccorsi (Firenze)

14.30 – 16.00  SESSIONE III – “Vecchi problemi e nuove soluzioni in geriatria”: Dr. Giuseppe Mottino (Prato) – Dr. Vieri Vannucchi (Firenze)

16.10-16.40  Coffee Break

16.40 – 18.00 SESSIONE IV – “Dalle grandi sindromi geriatriche alle nuove sfide”: Moderatori Dr. Niccolò Casini (Prtao) – Dr.ssa Viviana Nicosia (Orvieto)

18.00 Chiusura lavori della giornata

SABATO 8 NOVEMBRE

09.00-9.30: Lettura “L’anestesia del futuro può salvare il paziente fragile?: Prof. Stefano Romagnoli (Firenze) – Introduce Dr. Duccio Conti (Firenze)

09.30-10.30 SESSIONE I – “Pre-fragilità e malattie cardiovascolari”: Dr.ssa Grazia Panigada (Pescia) – Dr.ssa Valentina Bubba (Perugia)

10.20 – 10.50 Coffee Break

10.50-12-00 SESSIONE II – “Giovani ricercatori SIGG-SIGOT”. Moderatori: Dr. Giacomo Cinelli (Empoli)- Dr.ssa Francesca Nigro (Prato)

11.50-12.30 Tavola rotonda conclusiva “Esiste veramente una geriatria del futuro?”

Sono stati invitati: Prof. Guglielmo Bonaccorsi; Dr.ssa Rossella Boldrini; Dr.ssa Maria Teresa Mechi; Dr. Marco Nerattini; Dr. Lorenzo Roti; Dr.ssa Elisa Valdambrini; Dr. Paolo Zoppi. Conduce: Dr. Enrico Benvenuti

12.30  Chiusura del Convegno

Il convegno, a partecipazione gratuita, è accreditato ai fini ECM (crediti formativi riconosciuti n. 7.7) per le seguenti figure professionali: Medico, infermiere, Fisioterapista, Assistente Sociale, Farmacista del Sistema Sanitario Nazionale e di territorio.

San Giovanni di Dio

L’8 marzo ricorre la data di nascita e di morte di un santo davvero singolare: San Giovanni di Dio.

Fondatore dell’Ordine dei Fratelli della Misericordia di San Giovanni di Dio, comunemente conosciuti come Fatebenefratelli, è il santo patrono degli ospedali, degli ammalati e degli infermieri, dei librai e dei tipografi, nonché della città di Granada.

Qual è la sua storia?

Giovanni di Dio, al secolo Juan Ciudad, nasce in un piccolo paese del Portogallo l’8 marzo 1495 e muore a Granada l’8 marzo del 1550. Di indole inquieta sperimenta in giovanissima età numerose professioni. All’età di 8 anni abbandona la casa dei genitori e raggiunge la Spagna dove si dedica all’attività di pastore. In seguito sarà soldato tra le truppe di Carlo V, poi tipografo e  libraio nella città di Granada, sua città d’adozione.

Dopo aver ascoltato una predica di Giovanni d’Avila, si libera di tutti i suoi beni e, in piena esaltazione, viene scambiato per pazzo e rinchiuso nell’Ospedale Reale di Granada. Qui rimane colpito dal trattamento riservato ai pazienti più umili e ai malati mentali. Quando esce, accoglie in una casa in affitto i malati più bisognosi, raccogliendo elemosine al grido di “Fate Bene Fratelli!”. È il suo primo ospedale.

Supportato dalla generosità di mecenati e gente comune, colpiti dalle sue attività, fonda un secondo grande ospedale che accoglie malati, pellegrini, senzatetto e orfani.

Durante il terribile incendio che devasta l’Ospedale Reale di Granata, nel luglio del 1549, salva personalmente numerosi malati, uscendone illeso. Per questo viene festeggiato anche come patrono dei vigili del fuoco spagnoli, detti Bomberos.

Dopo la sua morte, la fama dei Fatebenefratelli dilaga in tutta Europa  e nascono numerosi ospedali. A Firenze i “Fatebenefratelli” si installano presso il Vecchio Ospedale di Santa Maria dell’Umiltà, fondato da Simone Vespucci alla fine del XIV secolo in Borgo Ognissanti, che da allora viene rinominato come “Ospedale di San Giovanni di Dio”.

La struttura, oggi dismessa, è un magnifico edificio dotato di una grande biblioteca di documentazione sanitaria (come poteva essere altrimenti?), aperto agli eventi ed alle visite.

Tutto il mese di marzo la struttura ospita una serie di conferenze dedicate alla sua storia.

Su prenotazione, ogni mercoledì mattina, è inoltre aperto alle visite guidate.

Vieni a conoscere la sua storia!

 

Premio Gambaccini IX edizione

Torna l’appuntamento con il “Premio Piero Gambaccini”, giunto quest’anno alla IX edizione.

Il bando promosso dalla Fondazione Santa Maria Nuova ETS in collaborazione con l’Azienda USL Toscana Centro e la “Philip and Irene Toll Gage Foundation”,  prevede quest’anno un premio finalizzato di €10.000.

I destinatari sono medici titolari di un rapporto di lavoro o collaborazione continuativa con l’AUSL Toscana Centro che presentino un programma integrato di aggiornamento professionalizzante in materie di loro interesse (stage, frequenza on the job, corsi universitari etc.) che permettano di apprendere nuove metodiche o sistemi di lavoro.

La finalità del premio, dedicato alla memoria dell’illustre medico e luminare, è quella di incentivare l’aggiornamento e la continuità nella formazione del personale medico dell’Azienda, permettendo il perfezionamento delle loro competenze professionali e l’aggiornamento delle metodiche di cura e di organizzazione e/o gestione del lavoro.. Il Premio privilegia l’esperienza a fini formativi presso strutture all’estero.

I candidati che intendono presentare domanda di partecipazione al bando devono allegare:

  1. Curriculum Vitae aggiornato, comprensivo di recapiti (indirizzo, e-mail e telefono cellulare);
  2. documentazione che attesti il rapporto di lavoro presso l’AUSL Toscana Centro;
  3. progetto personalizzato di aggiornamento professionalizzate orientato al perfezionamento e/o all’apprendimento di nuove metodiche o sistemi di lavoro, comprensivo di stima dei
    costi previsti dal progetto (spese per viaggio e soggiorno, eventuali quote di iscrizione,
    altro).

La valutazione dei progetti terrà conto del CV del medico presentante e della qualità, fattibilità e garanzia di realizzazione del progetto entro i limiti del contributo erogato. A parità di punteggio, sarà considerato come elemento di preferenza la sede di lavoro del professionista presso l’Ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze.

Il premio sarà assegnato ad insindacabile giudizio da parte di una commissione composta da:

  • Presidente Fondazione Santa Maria Nuova ETS;
  • Direttore Sanitario AUSL Toscana Centro;
  • Direttore Sanitario dell’Ospedale Santa Maria Nuova;
  • Rappresentante della “Philip and Irene Toll Gage Foundation”

A partire dal 27 febbraio 2026 ed entro e non oltre il giorno 27 marzo 2026, le domande di partecipazione devono essere inviate per posta al seguente indirizzo:

AUSL Toscana Centro – SOC AFFARI GENERALI – indirizzo: Via di San Salvi, 12 – Villa Fabbri – 50135 Firenze

e contestualmente inviate via PEC alla “Fondazione Santa Maria Nuova ETS” all’indirizzo: postmaster@pec.fondazionesantamarianuova.it.

 

Per ulteriori informazioni o chiarimenti, contattare la Segreteria Operativa della Fondazione Santa Maria Nuova ETS:
Dott.ssa Chiara Bartolini
055 6938374
Dal lunedì al venerdì ore 9.30 – 13.30

“In Visita al Museo”

La Fondazione Santa Maria Nuova promuove un “progetto pilota” che prevede attività per favorire il benessere dei pazienti oncologici degli ospedali dell’Azienda sanitaria.

Da tempo si è progressivamente affermata la convinzione che la fruizione dell’arte possa avere sorprendenti ricadute positive sul benessere dell’individuo. Questo assunto, suffragato da dati scientifici che attestano sensibili riduzione di disturbi da ansia e stress in occasione di esperienze legate all’arte, ha incoraggiato la costruzione di un vero e proprio percorso di “visite museali” articolate attraverso diverse tecniche di fruizione artistica e sensoriale.

Il progetto, realizzato in collaborazione con la SOS Psiconcologia dell’AUSL Toscana centro, prevede la proposta ad una selezione di pazienti, di un percorso in 3 moduli concepiti come esperienza immersiva, dove possibile, in modalità multisensoriale (vista, udito, olfatto).

Ogni proposta è ospitata all’interno del percorso museale dell’Ospedale di Santa Maria Nuova, dove i pazienti possono sperimentare un  approccio all’arte attraverso tecniche di Visual Thinking Strategies; un laboratorio olfattivo dedicato alle erbe medicinali; un’immersione musicale davanti ad un’opera d’arte guidata da professionisti del “Conservatorio Luigi Cherubini” di Firenze.

A conclusione di ogni modulo e al termine di tutto il ciclo di incontri, i partecipanti  vengono infine sottoposti a specifici questionari di valutazione.

Ogni proposta è  immersa in un contesto di accoglienza della persona con alti standard di qualità così da predisporre tutti i partecipanti ad una fruizione completa ed efficace dell’esperienza.

L’Ospedale di Santa Maria Nuova rappresenta un contesto unico all’interno del quale sperimentare l’approccio all’arte in chiave terapeutica. L’Ospedale (tra i più antichi con attività ininterrotta dall’anno della sua fondazione), già da anni ha sperimentato infatti gli effetti positivi dell’esperienza museale riservata a pubblico generico e specifico. Il progetto, che ha terminato la prima fase “pilota” e proseguirà per tutto il 2026, grazie al sostegno ricevuto dalla “Fondazione Biagioni Borgogni”.

 

Il Medico della Peste

Tra le maschere più antiche e misteriose c’è sicuramente quella del Medico della Peste. Il travestimento prevede un lungo becco adunco a coprire il volto, completato da una tunica nera molto accollata e da occhiali.  Il risultato, piuttosto sinistro, rivela effettivamente una storia che porta molto lontano dai festeggiamenti del Carnevale.

La maschera nasce in realtà come veste per la prevenzione dal contagio dei morbi e, nel dettaglio, di quello più temuto nel passato: la peste.

L’utilizzo di maschere per proteggersi dai contagi da parte dei medici era già diffuso fin dal XIV secoli. Anche se il processo che portava alla malattia risultava piuttosto misterioso, risultò abbastanza chiaro sin dall’inizio che il contatto con il corpo dell’ammalato era esso stesso un veicolo per il morbo.  A questo si aggiunse ben presto il sospetto che anche l’aria potesse essere a sua volta infettata. Ecco che si pensò ad una protezione che potesse essere il più possibile “completa”.


Il medico di re Luigi XIII di Francia, Charles de Lorme, nel 1619 mise a punto l’abbigliamento completo per la protezione dai contagi. Thomas Bartholin, invece, nel suo trattato Historiarum anatomicarum medicorum rariorum centuria ci ha lasciato forse l‘immagine più famosa di questa mschera.

Una lunga tunica nera in tela cerata, scarpe, guanti e un cappello a tesa larga di pelle. Completa il travestimento la  celebre maschera dal becco lungo e adunco, una bacchetta e degli occhiali.

L’obiettivo era evitare di avvicinarsi troppo al corpo del malato, ostacolando in ogni modo il contatto e proteggendosi (attraverso coperture idrorepellenti e lenti di vetro) da qualsiasi liquido infetto. La maschera, inoltre, permetteva di inserire al su interno profumi e piante odorose  nel tentativo di purificare e profumare l’aria inalata agendo come un filtro. La bacchetta, infine, permetteva al medico di scoprire il malato, senza toccarlo, durante la visita.

Da maschera “da lavoro” a travestimento ludico, il “medico della peste” rimane  un costume iconico e molto ricercato per festeggiare la follia del Carnevale.

Dialoghi attorno all’Arte che cura

La Fondazione Santa Maria Nuova, in rappresentanza dell’AUSL Toscana centro, ha partecipato all’evento nazionale degli Ospedali Storici Italiani “Dialoghi attorno all’Arte che cura”. Un convegno, organizzato da ACOSI (Associazione Culturale Ospedali Storici Italiani”), il 24 gennaio, presso la Scuola Grande di San Marco (Ospedale Ss. Giovanni e Paolo), a Venezia.

L’incontro ha visto una prima parte dedicata ad una serie di interventi di esperti della materia a livello nazionale e internazionale che hanno investigato il tema della fruizione artistica come veicolo di benessere psicofisico, approfondendo le caratteristiche relative alle diverse discipline artistiche: arte visiva, poesia, teatro.

"Dialoghi attorno all'arte che cura"

La seconda parte della giornata ha previsto una tavola rotonda sul tema alla quale hanno partecipato i rappresentanti degli ospedali storici portando le proprie esperienze sul tema. Tra questi, la Fondazione Santa Maria Nuova ha presentato una relazione dedicata al progetto “In Visita al Museo. Percorsi di benessere per i pazienti oncologici”.  Attività sperimentale in corso di svolgimento presso il percorso museale dell’Ospedale di Santa Maria Nuova, a Firenze, che coinvolge la Fondazione Santa Maria Nuova, la SOS Psiconcologia dell’Azienda USL Toscana centro e il Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze. L’iniziativa è resa possibile grazie al sostegno della “Fondazione Biagioni Borgogni”.

Federigo Ermanno Filippi medico d’emergenza

Il 27 gennaio 1809 nasceva  a Monte San Savino, in provincia di Arezzo, Federigo Ermanno Filippi (1809-1868) uno dei grandi medici che ha lavorato presso l’ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze. Nato in una famiglia numerosa e in difficoltà, dopo essere stato avviato agli studi in Legge, virò presto verso la Medicina, sua vera passione.

Laureatosi nel 1831 e immatricolato nel 1834, nel 1835 è già operativo durante l’epidemia di colera che colpì Livorno. In questo frangente seppe dimostrare le sue capacità tanto venne chiamato nel quartiere fiorentino di San Giovanni, quando l’epidemia raggiunse Firenze.

Nel 1842, il Granduca Leopoldo II gli agevolò la nomina a “medico aspirante ai turni” per diventare finalmente “medico ordinario” nel 1848.

Potremmo dire che Filippi si distinse come medico d’emergenza.

Nel 1854, di fronte a una nuova epidemia che colpì il Firenze, tornò infatti ad occuparsi di colera come direttore del Lazzaretto nel vecchio convento della Nunziatina. L’esperienza maturata sul campo e il talento medico che seppe dimostrare lo rendono anticipatore di alcune intuizioni notevoli nel campo della prevenzione.

Filippo Pacini, preparato per il microscopio contenente il Vibrio cholerae, 1854 (Università di Firenze, Museo di storia naturale)

 

Filippi sosteneva infatti la natura contagiosa della malattia, diversamente dal grande medico Maurizio Bufalini, e invitava a prevenirne la diffusione, mirando, se non a eradicarla, almeno a “insterilirle al più possibile lo sviluppo”, con migliori norme igieni­che nelle abitazioni, nella collettività e nell’alimentazione.

Proprio per i meriti acquisiti e l’impegno nel fronteggiare le numerose epidemie, fu insignito della cittadinanza fiorentina (lui era aretino) da parte della Civica Magistratura di Firen­ze nel novembre 1856.

L’Ospedale di Santa Maria Nuova ha inserito il suo busto nella galleria di ritratti allestita all’interno del percorso museale dell’Ospedale.

Nuove visite al Serristori di Figline

Continuano le visite guidate al nuovo percorso museale dell’Ospedale Serristori di Figline!

A partire da gennaio e fino a giugno, ogni mese è prevista una visita alla scoperta dell’ospedale storico di Figline. Il programma delle visite è il seguente:

  • sabato 24 gennaio, ore 10.30
  • sabato 14 febbraio, ore 10.30
  • sabato 14 marzo, ore 10.30
  • sabato 11 aprile, ore 10.30
  • sabato 9 maggio, ore 10.30
  • sabato 13 giugno, ore 10.30

Fondato nel 1399 grazie ad un lascito di ser Ristoro, ricco notaio della famiglia Serristori, l’Ospedale della Ss. Annunziata si sviluppava nella piazza centrale della città fino al 1890, quando venne trasferito nell’attuale sede di Villa San Cerbone. Il percorso partirà dal Chiostro delle Conchiglie, “pantheon” della storia dell’ospedale e della famiglia Serristori, proseguirà nella piccola Chiesa per raggiungere, infine, il gioiello dell’ospedale: l’antica Spezieria cinquecentesca.

Per partecipare  è richiesta una donazione a partire da €5 a partecipante. La prenotazione è obbligatoria, e può essere effettuata scrivendo a info@fondazionesantamarianuova.it o chiamando il numero 055 6938688 (lunedì – venerdì, in orario 09.00 – 14.00).

Vi aspettiamo!

Il Riso: antico scrigno di virtù

È il cereale più coltivato al mondo e sfama più della metà della popolazione globale. Il riso è uno degli alimenti più antichi e attorno alla sua coltivazione si sono sviluppate alcune delle civiltà  leggendarie.

Le prime tracce di utilizzo di riso selvatico risalgono a 15000 anni fa nel continente asiatico mentre a 7000 anni fa si attesta la presenza del riso coltivato. Nel 5000 A.C. raggiunge l’India, mentre l’arrivo di questo cereale in Europa lo si deve ad Alessandro Magno nel quarto secolo Avanti Cristo. Nella Roma antica era conosciuto, ma utilizzato a scopo terapeutico piuttosto che alimentare, come decotto per pazienti facoltosi.

In Italia la nascita della risicoltura è ammantata nel mistero: forse introdotta dagli Arabi intorno all’anno 1000 in Sicilia, avviata dagli Aragonesi a fine Trecento a Napoli oppure portata dai mercanti veneziani. La massima diffusione in Italia la si avrà però nella Pianura Padana, dove le piantine di riso trovarono habitat ideale alla loro crescita.

Giovanni Spolverini, Azienda agricola

 

Naturalmente il riso è anche un nobilissimo concentrato di virtù.

Fra tutti i cereali, è uno degli alimenti più completi dal punto di vista nutrizionale. È altamente digeribile, privo di glutine, ricco di carboidrati complessi per energia, vitamine del gruppo B, minerali (ferro magnesio, potassio) e nella varietà integrali, fibre e antiossidanti.

È benefico per la regolarità intestinale e la salute cardiovascolare e… nelle infinite applicazioni in cucina buonissimo!

Vieni a scoprire la sua storia e le sue virtù!

 

Il Cavolo: umile e portentoso

Cavolo

Cavolfiore, Cappuccio, Verza, di Bruxelles, Nero, Rapa… quante varietà esistono di cavolo! Pianta della vasta famiglia Crucifere (Brassica Oleracea) ha dominato le nostre tavole nel medioevo.

A questa pianta dalle insospettabili qualità è dedicato il secondo incontro del ciclo di conferenze “La salute nel Piatto”, mercoledì 21 gennaio (pore 17.00) presso l’Ospedale di Santa Maria Nuova (Salone Martino V”.

Semisconosciuto agli antichi Egizi, era noto invece a Greci e Romani e finirà per essere introdotto in Europa dal popolo celtico. Il cavolo è una pianta invernale, che – in passato – ha consentito di sfamare contadini e i ceti più umili per la caratteristica di essere ricco di fibre e saziante. La poca considerazione che lo ha accompagnato nel corso dei secoli ha fatto sì che al cavolo fossero intitolati infiniti “modi di dire”, tutti incentrati sul suo valere “poco o nulla”: “non valere o non contare un cavolo” (non contare nulla); non me ne importa un cavolo” (non me ne importa affatto); “non capisce un cavolo” (non capisce niente); “col cavolo!” (neanche per sogno!).

Bartolomeo Bimbi (1648 – ) “Cavolfiore e rapa prodigiosi” (Museo di Storia Naturale – Università degli Studi di Firenze)

Eppure l’umile cavolo è un superfood dalle proprietà portentose. Ricco di vitamine  A, B, C e K , carotenoidi e sulforafano, è un alleato della giovinezza cellulare per la sua capacità di combattere i radicali liberi e proteggere dalle degenerazioni tumorali.

La ricchezza di Calcio, Magnesio e Fluoro lo rendono inoltre prezioso per la salute delle ossa, pelle e capelli.

Il Magnesio, Potassio e antiossidanti naturali ne fanno infine un valido alleato per il cuore, il controllo della pressione e il buonumore.

Tanti motivi per conoscerlo meglio e poterlo apprezzare sempre di più nella nostra dieta. Vi aspettiamo!

 

Appuntamento con… l’arancia!

Mercoledì 14 gennaio, alle ore 17.00, presso l’Ospedale di Santa Maria Nuova (Salone Martino V), primo appuntamento con gli incontri dedicati all’alimentazione.

Si inizia con la regina dell’inverno: l’arancia. Frutto bello, amato e salutare, la cui storia si perde nella notte dei tempi.

Originario dell’Asia, l’arancio fu ufficialmente portato in Europa nel XV secolo grazie ai traffici marittimi portoghesi, ma testi antico-romani rivelano che era già conosciuto nel I secolo. I Portoghesi, quindi avrebbero solo provveduto a riscoprirlo, ma la denominazione portogallo identifica ancora il frutto in molti paesi e in numerosi dialetti italiani resiste ancora questo nome. La dizione arancia deriverebbe invece dal persiano. Attualmente l’arancio è il frutto più diffuso al mondo!

Quali sono le sue proprietà?

Parafrasando un famoso detto potremmo affermare che “chi trova un arancio trova un tesoro”. Cento grammi di frutto contengono infatti:

L’arancia è fonte ricchissima di vitamina C da cui deriva la sua funzione importante di antiossidante, antinfiammatoria e protettiva del sistema immunitario. Tra le molte virtù anche quelle di limitare la glicemia e di controllare i livelli di colesterolo.

Sullo sfondo rimane il suo gusto delizioso e il profumo della sua  buccia e dei suoi fiori, virtù celebrate in pasticceria e nella tradizione dolciaria mediterranea.

 

 

 

 

 

 

22 novembre… Santa Cecilia

Oggi si celebra Santa Cecilia, martire cristiana, patrona della musica sacra. Qual è la sua storia?

Fanciulla di nobile famiglia fu promessa all’altrettanto nobile Valeriano. Il giorno delle nozze si racconta che mentre risuonavano musiche e canti, Cecilia pregava Dio affinché conservasse il suo cuore e il suo corpo puri.

Confidato a Valeriano il suo voto, questi si convertì al Cristianesimo e venne battezzato la prima notte di nozze. Tornato a casa, l’uomo sorprese Cecilia con un giovane che altri non era che un angelo che la proteggeva. Dubbioso, chiese una prova della soprannaturalità del ragazzo e questi materializzò due corone di fiori che pose sulle teste degli sposi.

Questo episodio spiega il perché la Santa venga spesso raffigurata con il capo cinto da una corona di fiori.

Ormai convinto Valeriano chiese di poter concedere la grazia della fede anche al fratello Tiburzio. I due fratelli, ormai votati alla causa cristiana, furono condannati a morte e così anche Cecilia, che riuscì a scampare prima ad alcuni tentativi di bruciatura del corpo cantando lodi al Signore e finì poi decapitata dopo una lunga agonia.

Questa presenza costante della musica e del canto dedicato a Dio chiarisce l’attribuzione a Santa Cecilia del patronato sulla musica sacra. Ecco quindi i ritratti di Cecilia dominati dalla presenza dei fiori e di svariati strumenti musicali, con una predilezione per l’organo.

All’interno del percorso museale dell’Ospedale di Santa Maria Nuova, che vanta la presenza di una chiesa importante – Sant’Egidio – dove vi era una suola di cantori, la musica è ricordata da un singolare affresco di Pomarancio, sotto il loggiato dell’Ospedale. Si tratta di una bellissima Annunciazione circondata da un tripudio di angeli musicanti che sfoggiano una grande varietà di strumenti musicali. Naturalmente tra le opere che è possibile ammirare nelle visite è presente anche Santa Cecilia, in un ritratto esposto all’interno del Matroneo della Chiesa di Sant’Egidio.

 

La Chiesa di Sant’Egidio e l’Ospedale di Santa Maria Nuova

Chiesa di sant'Egidio, Matroneo

La Chiesa di Sant’Egidio come non l’avete mai vista.

È arrivato a conclusione il progetto finalizzato a restituirci l’aspetto  della Chiesa di S. Egidio nel XV secolo.

Sabato 6 dicembre presso il Salone Martino V dell’Ospedale di Santa Maria Nuova, a Firenze, si terrà la  giornata di studi “La Chiesa di Sant’Egidio e l’Ospedale di Santa Maria Nuova per una ricostruzione digitale”, che restituirà i risultati di un lavoro di indagine condotto negli ultimi tre anni.

 

La Fondazione, in collaborazione con l’Università degli Studi di Firenze (Dipartimenti DIDA e SAGAS) ha avviato nel 2023 un lavoro di ricerca mirato a restituire, tramite un’approfondita campagna di rilievi, la ricostruzione virtuale dell’edificio prima che questo venisse profondamente modificato dagli interventi dovuti al progetto di Bernardo Buontalenti  sull’Ospedale, a fine XVI secolo.

La Chiesa dell’Ospedale di Santa Maria Nuova ha rappresentato a partire dal 1400 un vero e proprio gioiello per numero e valore di opere d’arte in essa contenute. Gran parte del patrimonio d’arte un tempo conservato al suo interno è oggi esposto nei musei statali della città – in primis il Bargello, la Galleria dell’Accademia e gli Uffizi – ma la sua collocazione diffusa rende difficile per noi immaginare l’aspetto che doveva avere Sant’Egidio prima del 1500.

A complicare la restituzione dell’aspetto di questo ambiente è sopraggiunta inoltre la perdita di alcuni capolavori, come il leggendario ciclo di affreschi che ne decorava le pareti al quale avevano lavorato Andrea Del Castagno, Domenico Veneziano, Alesso Baldovinetti e Piero Della Francesca, cancellato a seguito della ristrutturazione buontalentiana.

Per informazioni e prenotazioni: info@fondazionesantamarianuova.it

Per il programma dettagliato dell’evento, clicca il link

L’arancio amaro

Ritratto di Cosimo I de' Medici di Agnolo Bronzino

Arriva l’inverno, con la sua aria frizzante, il clima rigido e il calore delle feste. Tra i suoi profumi, oltre a quelli tipici dei cibi e delle bevande da consumare al caldo delle nostre case – tè, caffè e spezie – c’è sicuramente quello dell’arancio.

Frutto di origine orientale, nelle sue varietà originarie, legatissimo  – in periodo rinascimentale – alla Toscana, dove portato alla ribalta dalla famiglia Medici.

Cosimo I e Francesco I apprezzavano moltissimo gli agrumi e li introdussero nella corte medicea e all’interno dei propri palazzi. Una delle interpretazioni delle “palle” dello stemma mediceo sembra identificarle proprio con le “arance”.

Agnolo Bronzino, Ritratto di Cosimo I de’ Medici

 

Ai Medici si deve la creazione di varietà originali, come la Bizzarria (incrocio tra arancio amaro, limone e cedro) e in generale la coltivazione di tutti gli agrumi che, per adattarsi meglio al clima della regione, si pensò bene di coltivare in vaso, così da poter essere messi al riparo durante le stagioni più rigide.

Bartolomeo Bimbi, Citrus of the Medici (Fonte: wga.hu)

 

In ambito “medico” la varietà più interessante è sicuramente l’arancio amaro (Citrus x aurantium L.), un antico ibrido, ricavato probabilmente dall’incrocio tra il pommelo e il mandarino e utilizzato nel Medioevo come antidoto ai morsi delle vipere, molto diffuso nell’industria alimentare e farmaceutica per la preparazione di tonici e digestivi.

L’arancio amaro è presente in un bell’esemplare all’interno dell’ “Orto Medico” dell’Ospedale di Santa Maria Nuova: la riproduzione di un arto didattico ad uso della Scuola medica dell’Ospedale. Vieni a visitarlo!

Natale al Museo 2025

Sabato 20 dicembre torna l’appuntamento Natale al Museo, giornata di apertura straordinaria con visite guidate alle Stanze degli Avi presso la Direzione Generale dell’Ospedale di Santa Maria Nuova.
Un’occasione imperdibile per ammirare alcuni dei capolavori del patrimonio storico-artistico dell’ospedale abitualmente preclusi ai visitatori, tra cui la celebre Crocifissione di Andrea del Castagno, l’affresco originale della Consacrazione della Chiesa di Sant’Egidio del Bicci di Lorenzo e una splendida Madonna col Bambino in terracotta invetriata, opera di Andrea della Robbia. Oltre alle Sale private, sarà possibile visitare il Salone Martino V e il Matroneo della Chiesa di S. Egidio, suggestivo corridoio sopraelevato dedicato alle suore Oblate.
L’iniziativa è organizzata dalla Fondazione Santa Maria Nuova con la preziosa collaborazione dei volontari dell’associazione Amici della Fondazione Santa Maria Nuova ETS.
Sono previsti  turni di visita nella mattina (ore 10.00 / 11.00 / 12.00) e nel pomeriggio (ore 15.00 /  16.00).

In questa occasione sarà possibile effettuare uno speciale dono di Natale per i propri cari: tramite donazione, saranno disponibili dei biglietti di Natale per regalare una visita guidata classica al percorso museale dell’Ospedale di Santa Maria Nuova!

L’iniziativa sostiene la Fondazione nella sua attività di promozione, tutela e valorizzazione del patrimonio storico artistico dell’azienda sanitaria: questo appuntamento aiuta a sostenere il difficile lavoro di restauro e ripristino di opere e ambienti, oltre che a supportare le attività ospedaliere. L’esistenza di un percorso museale visitabile all’interno di un ospedale ancora in funzione rendono Santa Maria Nuova un esempio unico al mondo.

 

Per partecipare è necessaria la prenotazione ed è richiesta una donazione libera. 

Chiusura prenotazioni: venerdì 19 dicembre entro le 14.00.

Per informazioni e prenotazioni: 055 6938688 –info@fondazionesantamarianuova.it

 

L’”uomo della forchetta”

Tra le curiosità legate al vecchio Ospedale di San Giovanni di Dio, a Firenze, c’è quella legata alla surreale vicenda del cosiddetto “uomo della forchetta”.

Il quotidiano “La Nazione” del gennaio 1872 riportava l’avventura vissuta dal giovane tappezziere Egisto Cipriani. Dopo aver assistito ad uno dei numerosi spettacoli circensi che allietavano la vita sociale dei fiorentini del XIX secolo, il Cipriani, suggestionato dall’esibizione di un uomo che ingoiava le spade, decise di concludere la serata in compagnia di un gruppo di amici, imitando il suo beniamino. Al posto della spada, una forchetta, che – afferrata dalla parte dei rebbi – venne introdotta in bocca. A questo punto accadde l’imponderabile: la forchetta scivolò dalla mano del Cipriani e venne ingoiata!

Immediata fu la corsa all’Ospedale di San Giovanni di Dio (uno dei due Ospedali fiorentini all’epoca), dove furono tentate tutte le manovre possibili per estrarre il corpo estraneo dal malcapitato.

Poiché le competenze chirurgiche non erano abbastanza raffinate da tentare un’operazione, si tentò di far uscire l’oggetto dal “di sotto” propinando al paziente abbondanti dosi di olio di ricino e dal “di sopra” mettendo addirittura il disgraziato… “a testa in giù”!

Andati a vuoto tutti i tentativi, non rimase che rassegnarsi. Misteriosamente il Cipriani stava benissimo e quindi fu lasciato in pace. Trascorsero anni di vita tranquilla e senza dolori. Quello che era stato denominato l’”uomo della forchetta” si sposò, ma dopo quindici anni di convivenza con il corpo estraneo che l’aveva reso una celebrità, l’equilibrio si ruppe.

Atrio Ex Ospedale San Giovanni di Dio - Firenze
Atrio Ex Ospedale San Giovanni di Dio – Firenze

Colto da dolori lancinanti venne portato d’urgenza nuovamente all’Ospedale di San Giovanni di Dio dove venne sottoposto a quell’operazione che quindici anni prima era stata definita praticamente “impossibile”.

Operato dal Prof. Rosati, lo stesso medico che l’aveva visitato al tempo dell’incidente, la forchetta – ben 22 cm di lunghezza! –  fu finalmente estratta e ancora fa bella mostra di sé all’interno del percorso museale dell’Ospedale.

Una storia a lieto fine che dimostra come i progressi della medicina… uniti a un pizzico di fortuna siano in grado di realizzare piccoli miracoli.

Vuoi vedere la forchetta di Egisto Cipriani? Visita il percorso museale del vecchio Ospedale di San Giovanni di Dio.

Martin Lutero e l’Ospedale di Santa Maria Nuova

Martin Lutero nacque a Eisleben nella notte del 10 novembre 1483  e venne battezzato con il nome Martin in onore di Martino di Tours, santo festeggiato l’11 novembre, giorno successivo a quello del suo compleanno.

I suoi genitori, Hans Luther e Margarethe Ziegler erano gente semplice e dedita al lavoro umile e lo introdussero ad una religiosità severa. A ventidue anni diventò monaco agostiniano.

Nel 1510 visitò l’Italia, inviato a Roma in rappresentanza del suo convento, e di questo viaggio ci rimangono diverse testimonianze che rivelano quello che sarà il suo carattere. In particolare era già spiccata la critica al clero, che dal giovane Lutero viene tacciato di frivolezza e comportamenti volgari e troppo disinvolti.

Pare che nel corso del  suo viaggio verso Roma Lutero abbia fatto tappa a Firenze, dove ebbe la possibilità di visitare l’Ospedale di Santa Maria Nuova. Le testimonianze riguardo alla sua presenza nel nosocomio fiorentino sono discordanti, ma di certo ci rimane una sua celebre memoria sugli ospedali italiani all’interno della quale cita Firenze e i suoi ospedali.

 “[…] sono costruiti con edifici regali, ottimi cibi, e bevande sono alla portata di tutti, i servitori sono diligentissimi, i medici dottissimi, i letti ed i vestiti sono pulitissimi, e i letti dipinti. Appena viene portato un malato, lo si spoglia di tutte le sue vesti che alla presenza di un notaio vengono onestamente messe in deposito; gli si mette camiciotto bianco, lo si mette in un bel letto dipinto, lenzuola di seta pura. Subito vengono condotti due medici. Arrivano poi dei servitori, portando da mangiare e da bere in calici di vetro pulitissimi che non toccano neppure con un mignolo ma li offrono su di un piatto. Accorrono qui delle spose onestissime, tutte velate; per alcuni giorni, quasi sconosciute, servono i poveri e poi tornano a casa. L’ho visto a Firenze, con quanta cura sono tenuti gli ospedali.[…]”

Di certo sappiamo che la fama dell’Ospedae di Santa Maria Nuova aveva raggiunto il culmine nel tra il XV e il XVI secolo. Ce lo testimoniano i numerosi tentativi di “imitazione” che l’ospedale collezionò in questo periodo, venendo preso a modello per la costruzione di numerosi ospedali in Italia e all’estero. Tra tutti l’influenza a livello europeo, che esercitò su Enrico VII per la costruzione del nuovo ospedale di Londra, il Savoy Hospital. In Italia, invece, le suggestione che seppe suscitare sulla costruzione della Ca’Granda di Milano e il restyling dell’Ospedale di Santo Spirito in Sassia, alla fine XV secolo.

 

San Carlo Borromeo, uomo grande per fisico e morale

Il 3 novembre del 1584 moriva a Milano San Carlo Borromeo, Arcivescovo della città  e figura importante della Controriforma cattolica.

Nonostante la sua vita sia legata alle città di Roma e Milano, l’Ospedale di Santa Maria Nuova conserva all’interno del suo percorso museale una sua lettera autografa. Il documento, esposto all’interno del Matroneo della Chiesa di Sant’Egidio riporta in un cartiglio il dedicatario della missiva, il Cardinale Alessandro de’ Medici, Arcivescovo di Firenze.

 

 

Nato ad Arona il 2 ottobre 1538 dal conte Giberto II Borromeo visse la giovinezza negli agi che la sua condizione di nascita gli riservava, dedicandosi alla musica e ad avide letture (scrisse addirittura un volumetto di liriche).  Carlo era nipote di Papa Pio IV, che lo nominò cardinale e segretario privato a soli 20 anni e lo introdusse ai lavori del Concilio di Trento a cui partecipò attivamente. Alla morte dello zio, si trasferì a Milano, città nella quale iniziò ad attuare i dettami tridentini. Rigoroso e dedito alla carità, in questa città adotterà uno stile di vita umile e spartano e professerà una revisione interiore ed esteriore votata alla semplicità d’animo e di costumi. Il suo motto recita infatti: “Humilitas”. La sua severità si riflette nell’attenzione a sfuggire a qualsiasi seduzione femminile, tanto che faceva in modo di non essere mai da solo quando incontrava una donna. Comportamento che gli regalerà l’appellativo di Castissimo.

 

 

Qualche curiosità: era altissimo per l’epoca, arrivando a superare il metro e ottanta di altezza ed era robusto di corporatura. Nonostante il fisico imponente fu molto morigerato nel cibo, poiché riteneva utile risparmiare il più possibile per donarlo ai poveri. Mangiava quindi una sola volta al giorno e quasi esclusivamente pane. Anche se l’iconografia ce lo propone spesso glabro, portava la barba. Fu contrastato a causa del suo severo spirito riformatore, arrivando persino a ricevere un’archibugiata sulla schiena da parte di un sicario dell’ordine degli Umiliati, rimanendone illeso.

Oltre a essere patrono di molte città, di cui la prima è Milano, rappresenta catechisti, vescovi, direttori spirituali e seminaristi. È invocato per le malattie di stomaco e le ulcere e… per la protezionedei frutteti di mele.