Gli scherzi degli Spedalini di Santa Maria Nuova

Il Martedì Grasso, la giornata delle burle e degli spettacoli

Ultimo aggiornamento: 16/02/2024 11:24

Oggi, 13 febbraio, si festeggia il Martedì Grasso, l’ultimo giorno di Carnevale che anticipa il periodo della Quaresima.

Sapete come mai è chiamato Martedì grasso?

Il significato di questa giornata si è perso nel susseguirsi dei secoli ma ha radici lontanissime : la tradizione cristiana vuole che l’ultimo martedì carnevalesco prenda questo nome perché  bisognava mangiare i cibi più “grassi”, i più prelibati, i più gustosi, quei cibi che durante il periodo quaresimale di digiuno non potevano essere toccati –  come per esempio la carne.

Il Martedì Grasso è conosciuto inoltre per le follie che si portava dietro, infatti era considerata la giornata più festosa, più ricca di celebrazioni, di parate e di spettacoli.

Le strade di Firenze si riempivano di sfilate chilometriche dette “veglioni” e le persone indossavano le maschere più appariscenti: si legge che erano bellissime, piene di dettagli e molto pregiate perché sovente prendevano parte ai festeggiamenti  anche personaggi illustri, come per esempio i Granduchi e le Duchesse. Gironzolavano in mezzo alla folla, mischiandosi nella fiumana di gente in festa.

Le burle e gli scherzi non mancavano: i giovanotti scendevano per le strade a lanciare palloni addosso ai passanti, oppure ai bottegai per obbligarli a chiudere prima e lascar liberi i garzoni, loro coetanei. Oppure lanciavano cenci imbevuti di fango addosso alle carrozze dei signorotti del tempo, rischiando il linciaggio.

La sera invece tutti i teatri erano aperti ed avevano in programma molti spettacoli, la città di Firenze era devota a questo tipo di intrattenimento . La famiglia Medici amava frequentare gli spettacoli teatrali, in particolar modo amava frequentare  il Teatro Nuovo, conosciuto al tempo come il Cocomero (oggi Teatro Niccolini) perché era il teatro aristocratico e della prosa, tutte le persone illustri vi si recavano.  Non solo i gentiluomini e le gentildonne amavano spendervi le loro serate…

Troviamo una testimonianza buffa nel libro “Firenze Vecchia” di Conti:  il Cocomero era frequentato anche da moltissimi studenti, in particolar modo da quelli che studiavano presso dell’Ospedale di Santa Maria Nuova, conosciuti come gli Spedalini.

Si racconta  che fossero tremendi, “una ne facevano e una ne pensavano” : compivano scherzi molesti a tutti gli spettacoli , interrompendo gli  attori in scena facendo baccano o urlandogli addosso. Le grida erano talmente forti che sempre venivano chiamate le guardie per  sedare gli animi. Quando queste si avvicinavano per scortarli fuori, gli Spedalini mogi protestavano, asserendo che “D’altronde ci piace! Parla tanto bene; è così bravo” e questo metteva in crisi gli ufficiali così tanto che li lasciavano stare, perché era prassi comune urlare il proprio gradimento a teatro. Ma questa farsa si ripeteva tutte le sere di Carnevale, sempre allo stesso modo e tutte le sere le guardie arrivavano pronte a prelevare gli Spedalini che rispondevano di rimando “se applaudire non si può, proviamo a fischiare!”.

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