I gatti all’ospedale di Santa Maria Nuova

Un piccolo aneddoto sui felini dell’antico nosocomio fiorentino

Ultimo aggiornamento: 15/03/2024 10:09

L’unione tra esseri umani e felini si perde nella notte dei tempi.

Testimonianze lontane le troviamo dall’Antico Egitto, quando gli egizi iniziarono ad addomesticare i gatti selvatici per le loro incredibili doti di caccia ai topi che distruggevano i raccolti nei granai. Col tempo iniziarono ad essere venerati  come divinità sotto la forma della Dea Bestet , figura col corpo di donna e la testa di gatta.

Bestet rappresentava la vitalità e la fertilità, ma anche il collegamento con il mondo dei morti: esisteva un tempio nella città di Bubastis dedicato proprio alla dea, dove i gatti potevano muoversi liberamente. I fedeli andavano ad osservarli in cerca di consigli, giacché ritenuti esseri soprannaturali in comunicazione con l’aldilà. L’uccisone di un gatto veniva punita severamente, pena che è andata a perdersi nei secoli avvenire.

Nella tradizione popolare la figura del felino ha assunto molteplici significati, talvolta ambigui e negativi,  associati al peccato e alla stregoneria.

Nel 1233 Papa Gregorio IX in una bolla papale scrive di un culto satanico che andava diffondendosi in Germania: si legge che durante questi incortini il demonio si palesasse sotto forma di molti animali, tra i quali un gatto nero.

Non esistono testi scritti che testimoniano un effettiva “caccia al gatto nero” ed un conseguente sterminio, tuttavia occorre dire che la superstizione dominava le menti e dunque è plausibile che queste creature subissero soprusi e violenze.

Durante l’Inquisizione spagnola Papa Innocenzo VIII rafforzò l’immaginario dei gatti associati al maligno, alle streghe e alla superstizione. Ancora oggi qualcuno ritiene che incrociare un gatto nero porti sfortuna.  Ma erano, paradossalmente, animali molto apprezzati sia nell’ambiente domestico sia in quello ospedaliero per la stessa ragione che li rese divinità nell’Antico Egitto: essere degli abilissimi cacciatori di roditori, considerati indomabili distruttori di raccolti e veicoli di malattie.

Nell’ospedale di Santa Maria Nuova vivevano tanti gatti: frequentavano principalmente le corsie e il Matroneo, il corridoio segreto all’interno della chiesa accessibile solo per le oblate ospitaliere, un luogo speciale che oggi fa parte del percorso museale dell’ospedale . Curioso che,  dietro una porta di una sagrestia si legga una frase scritta a mano che recita: “sono pregate tutte a chiudere sempre perché non passino i gatti”. Prova tangibile dell’innata curiosità che caratterizza questo splendido animale , ora come allora!

immagine di copertina: “Gatto bianco, topo nero”, ‘The Maastricht Hours’, Liège 14th century (BL, Stowe 17, fol. 75v)

TAG
Firenze
Ospedale
matroneo
oblate
ospedale Santa Maria Nuova