Il sale per i malati di Santa Maria Nuova

la “ricchezza” dispensata nelle corsie dell’antico nosocomio fiorentino

Ultimo aggiornamento: 30/01/2024 11:49

L’utilizzo del sale si perde nella notte dei tempi.  In passato era considerato il minerale più pregiato per il benessere della persona e il più ricercato nella cucina tradizionale.

Curioso che la parola latina sal  (sale) la si ritrovi sia in salus, che significa “salute”, sia in salubritas che significa “salubrità”. Persino il nostro colloquiale modo di dire “sal-ve”  è un “augurio di buona salute”. Insomma, il sale e la salute sono sempre stati intrinsecamente legati sia nell’etimologia che nell’uso comune.  Anche la componente simbolica del sale è molto forte nella nostra cultura.

Gli antichi romani usavano il sale come offerta votiva agli Dei, oppure come metodo di conservazione degli alimenti – difatti ancora oggi è prassi mettere i cibi “sotto sale” per prolungarne la durata. Nella religione cristiana invece questo candido minerale è simbolo di purificazione dal demonio e di intelligenza guidata dallo spirito santo.

Sempre in ambito culinario – e non solo- nel dialetto toscano ci si riferisce ad un alimento “sciocco” quando non è salato a sufficienza , ma “sciocco” è anche la persona poco assennata, sprovveduta, popolarmente detta “senza sale in zucca” .

Con “salario” i romani si riferivano ai sacchetti di sale che venivano dati ai soldati come compenso economico e ancora oggi è un’espressione usata per indicare lo stipendio.

In medicina, il sale veniva assunto come farmaco per arginare gli svenimenti oppure come disinfettante per le ferite. Restando in tema, un aneddoto della storia del sale  usato nell’ospedale di Santa Maria Nuova viene raccontato nel libro “Firenze Vecchia” di Giuseppe Conti : Santa Maria Nuova era l’ospedale del centro storico fiorentino. Si legge che la domenica, un gruppo di giovanotti della compagnia di San Filippo Neri, i cosiddetti sanfirenzini,  andava nelle corsie del nosocomio per dispensare il sale ai malati a letto, poiché l’istituzione non poteva permettersi di passarlo in quanto minerale molto costoso.

Prestare assistenza ai malati era onere degli ordini religiosi, che predicavano la carità verso il prossimo, ovvero quella pratica cristiana volta al benessere dell’altro senza un effettivo ritorno personale. Spesso gli ordini religiosi potevano avvalersi di piccoli “privilegi”, come appunto il sale.

Il gruppo dei sanfirenzini era sempre capitanato dal Maestro, che possedeva un armadietto all’interno dell’ospedale dove conteneva i grembiuli bianchi da indossare in corsia e i bussolotti del sale,  sacchettini che i giovani si legavano in vita per praticità.

Ad ogni sanfirenzino veniva assegnato un gruppo di dieci o dodici malati, ai quali dovevano dare il sale per condire il lesso bollito. Sovente, chi stava davvero tanto male da non poter riuscire a mangiare, veniva caritatevolmente imboccato dal giovane. Il sale doveva bastare per tutti, ma come ben sappiamo fa venir acquolina in bocca, e difatti: “Alcuni poveretti dicevano a quei ragazzi balbettando per chieder loro ancora sale: – Un altro pochino, un altro pochino – “

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