Un dolce riposo: lavanda e melissa

Le piante che conciliano il sonno nel Chiostro delle Medicherie

Ultimo aggiornamento: 9/04/2024 11:58

Nel Chiostro delle Medicherie, all’interno del percorso museale dell’ospedale di Santa Maria Nuova, sono accolte piante che venivano utilizzate dai nostri antenati come veri e propri medicinali. Alcune di queste piante erano terribilmente velenose e, sicuramente, il loro ingenuo e inesperto impiego spesso non risultò efficace per la cura dei pazienti.

Due piante che rientrano in quest’ultima categoria, molto diffuse e dall’aspetto e dal profumo delizioso, sono la lavanda e la melissa.

La Lavandula Angustifolia è una pianta della tradizione mediterranea, apprezzata per il suo eclettico utilizzo ed anche per il suo distintivo e piacevole odore: ancora oggi si è soliti inserire negli armadi sacchettini con i fiori viola di questa pianta oppure profumatori aromatizzati alla lavanda con azione disinfestante per tenere lontane le tarme. Ancora, la sua essenza è alla base di molti profumi, saponi e cosmetici.

Tuttavia, la sua fama e il suo utilizzo fin da secoli immemori non è legato solo a questa piacevole caratteristica. Nella medicina tradizionale, la lavanda è sempre stata utilizzata come rimedio contro l’insonnia di livello moderato, soprattutto nelle donne e nelle persone giovani: anche in aromaterapia, l’olio essenziale da essa estratto favorisce il rilassamento del sistema nervoso. Dunque, gli effetti calmanti e rilassanti sono ampiamente utilizzati anche contro stress e ansia (spesso incentivati proprio dalla mancanza di sonno), mentre le proprietà antinfiammatorie e analgesiche alleviano dolori muscolari, artrite e mal di testa anche tramite l’applicazione cutanea.

La Melissa Officinalis, invece, è una pianta originaria del Sud Europa e dell’Asia, di cui si usano a scopo curativo foglie e fiori. Il suo sapore è un po’ amarognolo ma il gradevole aroma ricorda il limone, tanto che in lingua inglese viene chiamata proprio Lemon balm.

Fin dai tempi più remoti, però, era famosa ed utilizzata come “erba anti malinconia”: gli antichi medici greci Galeno, Paracelso e Serapione la consigliavano contro la tristezza e quelli che oggi potremmo definire disturbi dell’umore; il medico arabo Avicenna nell’XI secolo le attribuiva la capacità di “rallegrare e confortare il cuore”; questa conoscenza si protrasse per tutto il Medioevo. Non erano per niente fuori strada, poiché ancora oggi l’acqua di melissa è utilizzata come rimedio per le leggere depressioni, per gli stati ansiosi e per i disturbi del sonno.

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