La Giornata mondiale del Malato

un piccolo spaccato storico dell’assistenza ospedaliera di Santa Maria Nuova

Ultimo aggiornamento: 7/02/2024 12:53

Oggi, domenica 11 febbraio, si celebra la Giornata del Malato. Fin dal suo esordio, l’ospedale di Santa Maria Nuova ha messo al centro del suo operato la cura e l’assistenza dei malati.

Nel Medioevo, Firenze era una città ricca di spedali o spedalini, strutture nate per accogliere i poveri, i pellegrini  e i mendicanti  bisognosi : in questi luoghi potevano trovare un letto e un pasto caldo. Successivamente anch’essi divennero ospedali nell’accezione più contemporanea del termine, ma il Santa Maria Nuova è il primo su suolo fiorentino destinato alla cura dei malati acuti.

Storicamente, anche durante le varie pandemie susseguitesi nel corso dei secoli, l’ospedale del centro storico è stato sempre in prima linea, sia da un punto di vista di organizzazione assistenziale, sia di qualità delle cure e del vitto.

Quando la Peste nera giunse in Italia nei primi mesi dell’anno 1348, Firenze fu tra le prime città ad essere colpita dal morbo. Si legge che la stima dei decessi causati dalla malattia sia stata di un terzo della popolazione nei soli primi tre mesi di epidemia. Santa Maria Nuova fu fortemente congestionato e messo a dura prova a causa dell’afflusso continuo di contagiati.

L’abbattersi di questo tipo di pestilenze veniva recepito dai nostri antenati come punizione divina, giacché al tempo ritenevano che le malattie, di qualsiasi natura, fossero causate indiscutibilmente della corruzione dell’anima infettata dai peccati attuati contro Dio.

Veniva chiamata “peste nera” perché inizialmente la malattia si palesava sotto forma di grossi bubboni, successivamente comparivano su tutto il corpo macchie livide o nerastre seguite poi da forti febbri  che causavano la morte.  L’ospedale accolse più pazienti possibili, ma la gravità della situazione era talmente alta che divenne ben presto il lazzeretto della città.

Prima del picco, il personale infermieristico aveva il compito di portare a domicilio il brodo di pollo, per evitare che i malati uscissero di casa.  Gli speziali invece usavano suffumigi a base di cipresso ed alloro per disinfettare gli ambienti in cui gli ammorbati erano stati, sia negli ospedali che nelle loro stesse case: in seguito i letti, le lenzuola e il vestiario venivano bruciati e i parenti ospitati in altre strutture di accoglienza, messi sotto quarantena.  Famoso è l’abito del medico della peste, uniforme inquietante che oggi viene indossata durante il periodo di Carnevale.

Sappiamo, grazie alle fonti storiche, che la Peste nera flagellò l’Europa ad ondate. Molti documenti testimoniano che ritornò violentemente a Firenze nel 1464 e si decretò che occorresse una struttura destinata solo ed esclusivamente ad accogliere gli ammalati di peste. Sovvenzionato dallo spedalingio di Santa Maria Nuova, spinto dall’urgenza di destinare un luogo che non fosse “nel cuore della città”, con molta fatica e con diverse ostruzioni politiche, venne fondato negli anni a venire lo “spedale per gli ammorbati” di San Bastiano, oggi purtroppo andato perduto.

Nella giornata di oggi vogliamo ricordare un piccolo spaccato della storia dell’antico nosocomio di Santa Maria Nuova e della imperitura missione di assistenza portata avanti da secoli.

Immagine in copertina: Avicenna, Canon Medicinae, c. 1450. Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze

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